SILVIO BERLUSCONI: UNA COLONNA LIBERALE
- federicabuoninfant
- 13 giu 2023
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Silvio Berlusconi nasce a Milano il 21 settembre 1936, sotto il governo di quel fascismo che il padre gli ha insegnato a ripudiare, come ricordò durante il suo discorso al congresso di Washington del 2006. Da Milano partì la sua carriera da imprenditore nel settore edile, inconsapevole (forse) del fatto che, oltre a mettere le fondamenta per le case di Milano Due, presto avrebbe messo anche le fondamenta del liberalismo moderno in Italia. Una carriera poliedrica avrebbe trasformato Berlusconi in un cavaliere che, partendo da Milano, è riuscito ad abbracciare l’Italia intera. Riprendendo e modificando una frase di Zlatan Ibrahimovic, possiamo senza dubbio sostenere che “Milano non è Berlusconi, Italia è Berlusconi”.

Berlusconi, pur essendo spesso ricordato per il suo contributo in politica, quest’ultima tappa è stata solo l’ultima della sua carriera, arrivata dopo numerose altre conquiste in ambito imprenditoriale. La prima immagine lavorativa del Cavaliere risale a prima di Milano Due ed è relativa alla sua primissima carriera, da intrattenitore sulle navi da crociera; è proprio qui, forse, che nasce la sua indole comica, spensierata e spiritosa, che lo avrebbe accompagnato fino alla fine. Le battute di Berlusconi sono famose e sono state, senza dubbio, una componente fondamentale che ha fatto sì che il quattro volte Premier riuscisse a creare un legame così forte con i suoi sostenitori.
Il rischio, senza alcun dubbio, è il fil-rouge che ha accompagnato il percorso di Berlusconi nei suoi anni di attività. La propensione al rischio dell’imprenditore, unita con la sua intraprendenza e le radici nel mondo spettacolo, l’hanno portato, dopo le navi da crociera e dopo l’edilizia, a scommettere nel settore dell’intrattenimento. La sfida allo Stato, inteso come monopolista e illiberale, nasce con Mediaset: l’alternativa privata alla televisione pubblica. Ai tempi, infatti, non si poteva creare un altro ente televisivo a livello nazionale: la Rai aveva il monopolio delle telecomunicazioni. Per aggirare le normative, Berlusconi prese il controllo di più enti di trasmissione regionali e proiettò la stessa immagine su tutti i canali: nasceva, così, Mediaset. Una declinazione liberale dell’informazione, che in Italia mancava ed è stato favorito dal supporto di un altro statista come fu Bettino Craxi.
Durante la sua ultima intervista a Sky, Silvio ha detto: “nella mia vita ho sempre avuto sogni che sembravano irrealizzabili: quando ho preso il Milan volevo che diventasse la squadra più forte del mondo, e ci sono riuscito.” La lungimiranza e la passione per il calcio hanno portato l’imprenditore milanese ad acquistare un Milan in serie B negli anni ottanta, portandolo fino alla vetta; la sua carriera poliedrica ha toccato anche il mondo del calcio, o meglio, lo ha profondamente colpito. Dal Milan degli olandesi a quello del già citato Ibrahimovic: trenta trofei portano la firma di Silvio Berlusconi, non solo un presidente, ma anche un allenatore e un tifoso fedele. All’intervista rilasciata a Sky, il Presidente ricorda anche di essere, tutt’oggi, il presidente di club con più titoli al mondo.
“L’Italia è il paese che amo” è una frase che tutti conoscono e che lega la storia contemporanea del nostro paese alla figura di Berlusconi. “Sono pronto a scendere in campo” diceva nel 1994, nel famoso video in cui dichiarava il suo impegno nella cosa pubblica: dai campi da calcio a quelli della politica. Le parole d’ordine sono state chiare sin dall’inizio: liberalismo, atlantismo, europeismo, cristianesimo. L’allontanamento di un periodo buio della politica, caratterizzato dal piombo delle sparatorie e dalla minaccia terroristica, è sicuramente anche merito di Silvio Berlusconi. A prescindere dalla fede politica, infatti, oggi tutti dobbiamo il nostro approccio moderno alla politica ai nuovi concetti portato in Italia dal Cavaliere. Da destra a sinistra, infatti, la politica moderna pone le sue basi sui concetti liberali portati da Berlusconi, che nettamente si contrapponevano al granitico faccia a faccia tra i tre poli della prima repubblica.

La morte di Berlusconi scuote non solo i suoi sostenitori, ma anche i suoi avversari, a prescindere dalla numerose controversie che hanno colpito un personaggio tanto influente, quanto (anche giustamente) criticato. Tutti, infatti, sono consapevoli, anche se vorrebbero negarlo, che le moderne teorie politiche nascono tutte dalla spinta liberale di un personaggio che ha avuto il coraggio di rompere gli schemi. Silvio è stato, senza dubbio, il game changer di questo paese negli ultimi 30 anni e non è certo un caso se la storia dell’Italia e quella di Berlusconi siano tanto vicine, intrecciate, sovrapponibili.
Un addio a Berlusconi, che suona come la fine di un’era
Autore: Andrea Altamura.
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